In evidenza

MondoYoga

Questo sito nasce con l’intenzione di avere uno spazio per scrivere, comunicare e confrontarsi su tutto ciò che riguarda materie olistiche, corsi ed eventi in programma. Mi chiamo Eleonora ed insegno yoga (troverete ulteriori informazioni su di me in una pagina dedicata!) ma non faccio solo questo: MondoYoga vuole essere un canale per dimostrare come lo Yoga ‘accade’ nella vita di tutti i giorni, quando si prova a farlo divenire uno stile di vita e, allora, lo si può applicare nella quotidianità, durante una passeggiata, nei viaggi, nella danza, nelle relazioni con gli altri. 

 

Troverete articoli di approfondimento su varie materie, gli orari delle lezioni e i luoghi, foto e aggiornamenti di viaggi, domande e risposte e altre informazioni su eventi e seminari. Seguitemi e scrivete, sarà un piacere rispondervi!

Il counselor può fare consulenze ad un suo familiare?

Un delicato quesito da non sottovalutare, in quanto qualsiasi relazione d’aiuto è efficace nel momento in cui non c’è un coinvolgimento personale, un conflitto d’interessi o delle emozioni irrisolte e contrastanti. 

Qualsiasi relazione d’aiuto può funzionare solo se c’è un distacco emotivo, se non c’è pericolo di entrare in confluenza per motivi personali o familiari. 

In tal proposito, è fondamentale che un operatore d’aiuto, un counselor, un insegnate di yoga, una guida, un terapeuta sia basicamente “in pace con se stesso” per poter praticare al meglio la professione, ma – ricordare! – non ci sono super eroi,  qualsiasi persona deve salvaguardare il proprio spazio e la propria intimità: anche i terapeuti stanno percorrendo un cammino in cui ci sono ostacoli e complicazioni, problematiche e sofferenze; anche i terapeuti vanno da altri terapeuti per fare supervisione. Il segreto sta nel comprendere come vivere le difficoltà presenti nella vita, questo farà la differenza anche nella professione.

Tornando al tema principale, è importante che se una persona si sente bloccata, incompresa, non vede soluzioni, crede che non ci sia via di uscita, si sente triste, sola, sfortunata, non prenda come riferimento di aiuto o di sostegno un amico o un parente. 

Non è fenomenologicamente efficace mescolare la vita professionale e quella privata, né per il counselor né per il cliente, in quanto:

  • non si potrebbe mantenere la neutralità necessaria nel setting;
  • non si darebbe un sostegno incondizionato;
  • sarebbe difficile ascoltare senza giudizio o non esprimere opinioni personali;
  • il cliente-familiare avrebbe aspettative probabilmente non condivise.

Un professionista non deve cadere in questo meccanismo condizionato e condizionante, che non gioverebbe a nessuno. 

Gli amici e i parenti possono dare suggerimenti (anzi, generalmente sono più rapidi a dare consigli ad altri che a mettere in pratica qualcosa di utile per se stessi) ma non hanno gli strumenti per aiutare in modo efficace né la lucidità di chi non è coinvolto in una situazione; un lavoro di consapevolezza e crescita personale si deve svolgere con una persona al di sopra delle parti, che non avrà giudizi o opinioni in base a ciò che già conosce ma, essendo estranea, potrà avere un quadro più generale ed intervenire in modo diretto sul lavoro personale e non sul supportare dolori, paure e sensi di colpa che hanno radici profonde.  

Una relazione sana tra counselor e cliente prevede, prima di tutto, una tutela di se stessi e poi dell’altro, una comunicazione senza giudizi e protetta.

Chi vuole un cambiamento deve sganciarsi da chi già conosce e fare riferimento a persone esterne per il bene di tutti. A volte, si fa molto più male cercando l’attaccamento come soluzione.  

La famiglia serve per preservare le radici, gli amici servono per ridere, divertirsi e condividere interessi, ma quando si deve fare un lavoro su se stessi è necessario essere “soli con se stessi”, questo è l’atto di coraggio e di amore più grande che si possa compiere per sé e per gli altri.

La Giornata Mondiale dello Yoga si festeggia con il Soltizio d’Estate

Come ogni anno, il 21 Giugno, in tutto il mondo si celebra lo YOGA DAY in onore di una delle discipline più antiche e preziose dell’India. E’ stato, infatti, il Primo Ministro Modi che nel 2014 ha indetto questa commemorazione per ricordare l’importanza e la dignità dello Yoga.

Il giorno prescelto, il 21 Giugno, non a caso è un giorno significativo in molte culture del mondo sia per tradizioni che per simbologia. 

E’, infatti, il Soltizio d’Estate, il giorno più lungo dell’anno, che segna il trionfo della bella stagione ma anche la fase calante del Sole che riprende il suo cammino discendente.

Questo è il periodo dell’anno in cui si può trarre massimo beneficio dall’energia emanata dal Sole considerando che l’energia della superfice terrestre aumenta tramite la potenza solare. Già nei tempi antichi questo avvenimento era conosciuto e commemorato creando in alcuni luoghi specifici dei cerchi di pietre, come quello a Stonehenge, tutt’oggi molto famoso, che avevano lo scopo di canalizzare l’energia aumentando la mistica forza che unisce cielo e terra.

Già gli antichi testi vedici indiani parlavano di questa circostanza come di una conoscenza di ordine iniziatico.

Celti festeggiavano il primo giorno d’estate con balli intorno ad alberi di noci e falò accesi per salutare l’oscurità dell’inverno e per scacciare gli spiriti maligni.

Per i Greci, il Soltizio d’Estate era chiamato ‘la porta degli uomini’ (al contrario di quello invernale chiamato ‘la porta degli dei’) e rappresentava il passaggio tra il mondo dello “spazio-tempo” e quello del “non spazio-tempo”.

Romani dedicavano la festa del Soltizio d’Estate a Giano Bifronte, dio guardiano delle soglie e dei passaggi. Più avanti la Chiesa finì per sovrapporre questa tradizione pagana alla festa di nascita di Giovanni Battista – il 24 Giugno – che ancora oggi rappresenta una data importante legata alla tradizione della “notte di San Giovanni” a cui sono associati molti riti della nostra terra in un connubio perfetto tra sacro e profano. 

Le erbe spontanee, per le tradizioni solstiziali e di San Giovanni, hanno un ruolo importante perché in passato si credeva che, raccolte in questo periodo dell’anno, avessero un potere terapeutico maggiore, quasi miracoloso come far ricrescere i capelli, ripulire la pelle e rendere fertili le donne. 

Si usava raccogliere mazzetti di fiori ed erbe da metter sotto il cuscino per favorire sogni divinatori. Tra le piante soltiziali vanno ricordate il vischio, che i Celti raccoglievano con un falcetto d’oro il quale univa la forma lunare al metallo solare;  il seme di felce, che messo in un taschino rendeva fortunati; la verbena che portava prosperità; l’artemisia, sacra alla dea Artemide, proteggeva dal malocchio; il sambuco, la calendula e l’iperico (detto anche scacciadiavoli) che attraevano fortemente l’energia solare; la ruta, la mentuccia, il rosmarino, il prezzemolo, l’aglio, la lavanda.  Ancora oggi, queste erbe si lasciano in un catino tutta la notte del 23 e il mattino successivo si usa l’acqua per lavarsi e purificarsi. 

Una leggenda narra che nella prima mattina del 24 Giugno alcune donne si recavano nude a raccogliere le erbe nei campi, danzando e beneficiando della rugiada purificatrice creatasi durante quella notte magica. Da qui probabilmente sono nate le numerose storie di streghe, incantatrici e fattucchiere nella notte di mezza estate! 

Un’altra usanza per avere previsioni sul futuro era quella di versare l’albume di un uovo in un bicchiere e metterlo fuori tutta la notte, al mattino la forma dell’albume avrebbe fornito la risposta alla domanda fatta. 

E’ ben chiaro che il Solstizio d’Estate suona in molte tradizioni come una sorta di capodanno in cui si chiude un ciclo per iniziarne uno nuovo e propiziatorio. Si avverte un cambiamento verso la rinascita della natura e della vita, si contrappongono i due opposti buoi e luce, acqua e fuoco, Sole e Luna, maschile e femminile, che si complementano in UNO.

È in questo giorno dall’atmosfera magica che si svolge lo Yoga Day, una giornata che può assumere un ruolo iniziatico per chi vuol sperimentare la pratica nel profondo e percepire gli effetti che una disciplina apparentemente solo fisica può creare in stadi più profondi di connessione con la natura, con l’universo e con il proprio mondo interiore.

E.

Danzare la vita

Quando la danza può diventare una meditazione.

Spesso quando si pensa alla danza l’idea è di qualcosa di leggero per svagarsi o passare una serata in compagnia. Probabilmente questo accade per la maggior parte della gente che la utilizza come escamotage per socializzare, conoscere, interagire con gli altri.

Ma la danza, se vissuta seriamente, ha qualcosa di magico e molto simile alla meditazione, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Mi riferisco, in particolare, a quelle discipline come il tango argentino in cui è necessario essere presenti e connessi, in cui serve rigore e costanza e, prima o poi, si deve fare i conti con i propri limiti.

Sia la danza che la meditazione contribuiscono ad aumentare i livelli di serotonina, l’ormone ‘della felicità’. La prima dinamica, l’altra statica, entrambe inducono il nostro cervello a creare nuove cellule cerebrali. I benefici che se ne possono trarre sono molteplici: ballare fa bene per muoversi e anche per sorridere, per questo il ballo è considerato un’alternativa allo sport. Ma non solo… ballando ci si diverte, l’umore migliora, si prova sollievo e aiuta ad allontanare gli stati di stress ed ansia.

Il tango argentino è un ballo che riflette molto bene questi concetti poiché, dopo il primo impatto ‘scolastico’, si inizia ad apprendere il linguaggio del nostro corpo e della mente in modo più efficace per imparare ad esprimersi e connettersi con se stessi. La pratica aumenta la concentrazione mentale e stimola la percezione del proprio corpo, due elementi che ci inducono a vivere il momento presente che, come la meditazione ci insegna, è un modo per ridurre i pensieri.

Ballare risveglia sentimenti nascosti ed emozioni oppresse, ascoltare la musica piacevole del tango argentino può essere una terapia che da calma e serenità. Muovere il corpo a ritmo di musica può diventare un’esperienza extra sensoriale, in cui la determinazione e l’autocontrollo sono protagonisti! Corpo, mente, presenza, musica, movimento e poi…l’altro! Non meno importante diventa l’apertura verso la persona con cui si sta ballando, l’empatia, il contatto, l’assenza di giudizio e il rispetto. E’ una pratica molto completa in cui, contemporaneamente, si deve prendere contatto con il proprio sé e con chi si ha di fronte, sia fisicamente che mentalmente, con gentilezza e un’attenta osservazione che favorisce pazienza e un’esperienza in un’ottica di body-mind.

Ballare può divenire una meditazione se la nostra anima è predisposta a conoscere e il nostro ego a mettersi da parte.

Buona pratica! E.

I segnali del corpo

Il corpo è il miglior strumento a nostra disposizione per capire cosa ci sta succedendo nel “qui e ora”. I sintomi parlano. Quando il corpo sta bene ed è sano anche la nostra psiche funziona meglio, la nostra anima esprime creatività e gioia, ama, vibra ed è in contatto con l’universo intero.

Non a caso i buddisti considerano il corpo un “gioiello prezioso” che ci permette di crescere interiormente ed evolvere. Quando il corpo soffre, soffre anche la nostra psiche; quando la psiche soffre, soffre anche il nostro corpo.

Basterebbe iniziare ad essere più consapevoli del respiro e dei movimenti per aprirci all’energia universale ed avere un ascolto e un dialogo con il nostro corpo, percepire i messaggi che ci manda, le sensazioni, i malesseri, i blocchi, i disturbi, gli accadimenti e anche i sogni, perché la “mente” mente, mentre il corpo non mente mai.

In questo senso sia lo yoga che il counseling intervengono per migliorare il contatto tra corpo-mente, per aumentare l’ascolto di se stessi e per aprirsi al flusso dell’energia universale che avvolge tutti.

Solo in questo stato di benessere e di lucidità emotiva sarà possibile prendere contatto con noi stessi e esprimere i nostri veri talenti. Buona ricerca a tutti noi!

E.